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Pesco

 1. INTRODUZIONE
Il pesco (Prunus persica L.) è una pianta dicotiledone pluriennale, come la maggior parte dei fruttiferi, appartenente alla famiglia delle Rosacee, genere Prunus, ed è originaria della Cina. Il pesco è un albero molto resistente che non teme le basse temperature né i raggi diretti del sole. Ovviamente però è necessario evitare che venga esposto a temperature troppo elevate che potrebbero disidratarlo comportando così danni non tanto per la sua salute quanto per la bontà dei frutti. È necessario anche evitare per lo stesso motivo le gelate invernali. Un clima mite, come quello mediterraneo, è quindi la scelta ideale per le piante di questa tipologia che riescono così a dare frutti molto più succosi e saporiti. In linea di massima le condizioni climatiche che si verificano sia in Italia che negli altri paesi mediterranei sono ideali per la coltivazione del pesco che può sopportare limiti assai ampi, da minime invernali di -15 °C fino ad ambienti subtropicali dove il riposo invernale (dormienza) è piuttosto limitato. Esistono diverse varietà in commercio e le più note sono quelle a polpa bianca e a polpa gialla, le nettarine (o nocepesca), le percoche (ottime per la trasformazione e la produzione delle pesche sciroppate) e le tabacchiere (frutto schiacciato).

2. TECNICA COLTURALE

- Terreno e impianto

Il pesco predilige terreni sabbiosi misti a ghiaia, ricchi di sostanza organica e ben drenati, con un pH tendenzialmente neutro. Da evitare l’umidità e l’impermeabilità dei terreni argillosi.
Il pesco può essere riprodotto per seme, ma la qualità dei frutti potrebbe essere imprevedibile per cui è consigliabile cominciare con piante, già innestate, di un anno di età.
Una volta individuato il punto giusto dove piantare l’albero, bisogna scavare una buca adeguata (50-60 cm di profondità e 80-100 cm di larghezza) cercando di rendere il terreno situato nel fondo della buca il più minuto possibile con l’aiuto di una vanga o di una zappa. Si consiglia di mettere nel fondo della buca del concime organico (esempio del letame maturo), ricordando di non far venire a contatto le radici direttamente con il letame, ma di coprirlo con uno strato di terra prima di inserire la piantina. Si può mettere un tutore in modo da mantenere l’albero dritto ed è importante interrare la pianta fino alla zona del colletto (ovvero quella zona di passaggio dal fusto alla radice), perchè se venisse interrata maggiormente si avrebbero problemi legati al marciume del colletto e anche rischio di rotture meccaniche del fusto, al contrario ci sarebbe l’esposizione delle radici con rischio di morte. Infine si deve innaffiare abbondantemente per assicurare una buona coesione tra radici e terra. Il periodo ottimale per la messa a dimora è fine autunno - inizio inverno. Nella foto successiva si può osservare la operazione di trapianto. Al fine di svolgere questa operazione, si consiglia di acquistare in vivaio piante già innestate, oppure procedere al trapianto di un portainnesto e procedere successivamente all’innesto: si potrebbe optare ad esempio per l’innesto a “gemma dormiente”: vedi scheda tecnica “Metodi di propagazione: seme, talea e innesto”. I portinnesti più utilizzati sono: franco, Selezioni del franco, GF 677, Penta e Tetra, Hansen, Barrier 1, Susino e M.r.S 2/5. Fra questi, portinnesti come il GF677 e Barrier conferiscono al nesto una forte vigoria: il GF677 conferisce una buona produttività, anche se nei primi anni dà un frutto di pezzatura leggermente inferiore a quello ottenuto da altri portinnesti. È indicato per terreni asciutti e con elevato tenore di calcare attivo. Portinnesti come il Penta e MrS 2/5 tendono a conferire un minor vigore al nesto (portinnesti nanizzanti) e tendenzialmente a conferire una migliore qualità ai frutti.

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- Forme di allevamento e potatura

Il pesco si presta a diverse forme di allevamento e tutte quante si possono ottenere più o meno rapidamente a seconda che si privilegi o una potatura che si preoccupi soprattutto della forma voluta oppure una precoce entrata in produzione, limitando quindi quanto più possibile interventi di taglio nei primi anni arrivando alla forma voluta più tardi.
Le forme di allevamento più utilizzate sono il vaso, il vasetto ritardato, la palmetta, il fusetto e la ipsilon trasversale. Per una scelta ottimale bisogna tener conto del portinnesto, della fertilità del terreno, della varietà, ecc.
Il pesco è una pianta che entra precocemente in produzione, in genere i primi frutti posso gustarsi già al terzo anno dalla messa a dimora e fruttifica sui rami dell’anno precedente.
Un’operazione colturale che riveste una grande importanza nella frutticoltura in genere ma soprattutto nel pesco è la potatura, sia secca che verde.
La potatura secca si esegue in primavera, prima della ripresa vegetativa, e serve ad eliminare i rami malati o rotti, i succhioni, germogli che hanno origine alla base del fusto da gemme rimaste dormienti per molto tempo e che hanno un sviluppo eccessivamente vigoroso ed entrano quindi in competizione con gli altri germogli utili, e i polloni, anche questi rami che si sviluppano direttamente dal fusto e spesso alla base dello stesso, con una crescita talmente vigorosa da compromettere la fruttificazione degli altri rami. Con la potatura secca vengono inoltre eliminati quei rami deboli o troppo vigorosi, perchè la migliore produzione si ha su rami misti di media vigoria. Fra le forme di allevamento più utilizzate si ricorda il vaso a 4 branche. In questa infatti, si cerca di allevare 4 branche, cercando inoltre di mantenerle basse al fine di agevolare successivamente le operazioni di raccolta dei frutti. La individuazione e allevamento delle 4 branche deve avvenire quando ancora la pianta è piccola (potatura di formazione):

operazione di potatura di formazione su piante piccole

In figura successiva si può vedere un pesco adulto allevato a vaso con 4 branche nella fase di germogliamento:

pesco allevato a 4 branche Small

La potatura di produzione ha lo scopo di regolare la produzione e migliorare la qualità dei frutti. Nel pesco inizia molto presto: già al secondo anno compaiono diversi frutti e al quarto o al quinto anno si passa alla piena produzione.
Un'altra importantissima operazione colturale è il diradamanto dei rami misti (rami che contengono gemme a fiore e gemme vegetative): questa consiste nella eliminazione di parte dei frutti (quando hanno raggiunto la dimensione di una mandorla) al fine di consentire ai rimanenti di ingrossare e colorire di più. In generale è possibile dire che è necessario lasciare un frutto ogni 25 cm, come indicato nella foto successiva:

rami misti

Al raggiungimento della piena fruttificazione si deve porre la massima attenzione per mantenere il giusto equilibrio fra vegetazione e produzione, cercando di:
- Assicurare la giusta insolazione ai rami;
- Mantenere basse le branche principali (al fine di facilitare le operazioni di raccolta).

- Irrigazione e concimazione
La corretta nutrizione è un elemento di particolare importanza per assicurare elevati livelli produttivi e qualitativi del pescheto: l’estrema diversità di tipi di terreno e di ambienti in cui questa pianta può essere coltivata rende difficoltosa una generalizzazione della tecnica. Indipendentemente dalla possibilità di adottare un vero e proprio piano di concimazione (necessario sopratutto per impianti frutticoli specializzati), durante la preparazione del terreno è sempre consigliabile un’abbondante concimazione organica (utilizzando ad esempio un buon letame maturo) sia generalizzata che localizzata sulla fila o nella buca (durante la fase del trapianto). Una quantità indicativa di letame maturo da utilizzare è di 350 quintali/ha (corrispondenti a circa 3,5 kg per metro quadrato). L’incremento del contenuto organico del terreno (soprattutto se questo lo era povero) consentirà di:
- Migliorare la struttura del terreno;
- Migliorare la capacità di ritenzione idrica (capacita del terreno di trattenere l’acqua nel tempo);
- Migliorare la disponibilità di elementi nutritivi
I fabbisogni idrici del pesco variano a seconda di diversi fattori fra cui la lunghezza del ciclo vegetativo (cultivar precoci o tardive), tipologia di terreno (sabbioso o argilloso), portainnesto etc.. Un ettaro di pescheto in produzione consuma dai 2000 a 4000 mc d’acqua pari a 200-400 mm di pioggia. La irrigazione diviene necessaria quando iniziano i mesi caldi in assenza di piogge. Gli adacquamenti vanno distribuiti in funzione di diversi fattori fra cui:
- Tipologia di terreno: più frequente nei terreni sciolti, e meno in quelli compatti (argillosi);
- Fase fenologica: abbondante nella fase di fioritura - scarsa fino all’indurimento del nocciolo - elevata durante l’accrescimento del frutto.
La irrigazione va comunque continuata (seppure in regime ridotto) anche dopo la raccolta al fine di favorire la differenziazione delle gemme.
Una pratica che può essere adottata è l’inerbimento del pescheto nell’interfila. Se si decide di eseguirlo, è necessario tenere conto dei seguenti fattori:
- Un frutteto inerbito consuma più acqua e nutrienti di uno non inerbito (l’inerbimento è quindi sconsigliato nei frutteti condotti in asciutto): eccezione fanno gli inerbimenti costituiti con piante azoto-fissatrici che arricchiscono il terreno di azoto;
- Un frutteto inerbito possiede tendenzialmente una migliore struttura del terreno e un maggior contenuto di sostanza organica (grazie ai residui che si creano durante gli sfalci periodici);
- Un frutteto inerbito possiede una maggior portanza nei confronti delle macchine agricole, evitando quindi l’eccessiva compattazione del terreno dovuta al passaggio di macchine agricole;
- Un frutteto inerbito possiede una maggiore biodiversità: questo consente la presenza di insetti utili che possono contrastare gli insetti dannosi.

tabella

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