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Vite

 1. INTRODUZIONE

La vite è una pianta arbustiva appartenente alla famiglia delle Vitacee. La specie (appartenente alla famiglia delle Vitacee) più conosciuta è la Vitis Vinifera L. (vite). Da questa si ricava uva e vino.
La vite è una pianta caducifoglie che entra in riposo vegetativo (caduta delle foglie) durante la stagione fredda. La ripresa vegetativa si ha in primavera. La vite è una pianta che abbisogna di tanta radiazione solare per generare un adeguato contenuto in zucchero nell’uva: infatti alle alte latitudini (paesi del centro Europa) all’aumentare del numero di giornate nuvolose che si verificano tra il germoglia mento e la maturazione, si verifica una riduzione del tenore zuccherino: questo di fatto determina una riduzione del grado alcolico della bevanda alcolica ottenibile da quelle uve. In riferimento alla resistenza alle basse temperature, va detto che, in fase di riposo vegetativo, il legno maturo può sopportare abbassamenti fino all’ordine dei -20 gradi centigradi. La resistenza degli organi vegetativi al freddo (esempio foglie) è notevolmente più bassa: sono perciò particolarmente temibili le gelate tardive primaverili (-5 gradi centigradi), soprattutto nelle regioni più calde, dove la ripresa vegetativa è più precoce, in quanto colpiscono gli organi più sensibili. In riferimento alla resistenza agli stress idrici, va detto che la vite è una specie sensibile soprattutto nei mesi estivi, in quanto se viene a mancare la disponibilità idrica proprio in questo momento in cui la pianta è particolarmente esigente, la produzione viene fortemente compromessa.

2. TECNICA COLTURALE

- Terreno e impianto

La vite europea presenta un'ampia adattabilità al terreno ma grazie alla disponibilità di diversi portinnesti, questa adattabilità si è incrementata ulteriormente. La maggior parte dei portinnesti di vite oggi utilizzati sono ibridi di viti americane (esempio "1103 Paulsen" e del "140 Ruggeri"): questa combinazione (viti europee innestate su viti americane) è stata utilizzata al fine di superare il problema della fillossera della vite (un afide particolarmente dannoso proveniente dal nord America). La vite europea (dalla quale è possibile produrre vini di qualità) viene innestata su vite americana (o suoi ibridi) visto che questi (a differenza della vite europea) sono resistenti agli attacchi della Fillossera. La forma di propagazione della vite più largamente utilizzata è l’innesto (vedi scheda tecnica “Metodi di propagazione: seme, talea e innesto”): si può eseguire a gemma o a marza, anche se oggi è possibile acquistare con molta facilità presso i vivaisti barbatelle (piccole viti innestate su portainnesti americani)” già radicate.
Per una produzione di uva da hobbista, potrebbe essere necessario comunque disporre di più piante (esempio una decina). In questo caso, è necessario delimitare la porzione di terreno (del proprio orto) dove disporre le piante. In questo caso, prima del trapianto delle barbatelle, può essere conveniente procedere ad un arricchimento del contenuto organico del terreno aggiungendo del letame maturo o del compost (quantità indicata successivamente). Terminata questa operazione, la disposizione delle piante dipenderà dalla disponibilità a creare delle impalcature su cui far aderire la vegetazione e quindi dalla forma di allevamento che si intende utilizzare. Per una produzione hobbistica sarebbe consigliabile ad esempio utilizzare l'alberello. Questo è un sistema di allevamento diffuso nell'Italia meridionale o comunque in altre regioni a clima prevalentemente caldo-arido (1 x 2 oppure 2 x 2 metri). Lo sviluppo finale della pianta di vite risulterà limitato al fine di adattare la produttività della pianta alle condizioni sfavorevoli dei suoli siccitosi e poveri di nutrienti. Questo sistema di allevamento non necessita di impalcatura di sostegno ma di semplici tutori, e per tal motivo potrebbe essere conveniente utilizzato per una produzione hobbistica. Vedi foto seguente:

foto alberello

Se invece si ha la possibilità di costruire delle impalcature di sostegno, si potrebbero creare delle file di piante di vite distanziate 2,8/3 metri (tra le file) e imponendo una distanza fra le piante all’interno della medesima fila di circa 1,5 metri. La forma di allevamento che si può utilizzare è il Guyot: attraverso questo sistema di potatura si ottiene un capo a frutto, da cui si svilupperanno i tralci fruttiferi e lo sperone (vedi figura B). Dopo la fruttificazione e la successiva caduta delle foglie (periodo invernale), si comincia ad effettuare la potatura che prevede 3 tagli (vedi figura A) al fine di eliminare tutta la vecchia vegetazione ad eccezione di un tralcio vecchio di 1 anno (che sarà il futuro capo a frutto e che verrà legato orizzontalmente nella impalcatura) e un piccolo sperone (porzione di tralcio aventi da 2 a 3 gemme). In figura C è possibile vedere una pianta di vite al termine della operazione di potatura a Guyot durante il periodo invernale. Come indicato in figura A e B, al fine di adottare questo sistema di potatura è necessario disporre di una impalcatura di sostegno, che dovrà essere istallata prima o durante il trapianto delle barbatelle. Questa sarà costituita da:
a. Pali di sostegno (in legno, cemento o metallo);
b. Fili orizzontali: in figura ne sono indicati 3 di cui il primo sospeso a circa 50 cm da terra. Su questo viene normalmente legato il capo a frutto. I tralci che si svilupperanno da questo (dai quali ci sarà la produzione) dovranno essere poi legati sul secondo e terzo filo al fine di creare una parete fruttificante.

foto composizione

- Irrigazione e concimazione
La corretta nutrizione è un elemento di particolare importanza per assicurare elevati livelli produttivi e qualitativi delle piante di vite: l’estrema diversità di tipi di terreno e di ambienti in cui questa pianta può essere coltivata rende difficoltosa una generalizzazione della tecnica. Indipendentemente dalla possibilità di adottare un vero e proprio piano di concimazione (necessario sopratutto per impianti frutticoli specializzati), durante la preparazione del terreno è sempre consigliabile un’abbondante concimazione organica (utilizzando ad esempio un buon letame maturo) sia generalizzata che localizzata sulla fila o nella buca (durante la fase del trapianto). Una quantità indicativa di letame maturo da utilizzare è di 450 quintali/ha (corrispondenti a circa 4,5 kg per metro quadrato). L’incremento del contenuto organico del terreno (soprattutto se questo lo era povero) consentirà di:
- Migliorare la struttura del terreno;
- Migliorare la capacità di ritenzione idrica (capacita del terreno di trattenere l’acqua nel tempo);
- Migliorare la disponibilità di elementi nutritivi
Una importante tecnica colturale finalizzata a migliorare l’arricchimento del terreno in azoto, è la consociazione fra i filari di vite di piante di piante leguminose (vedi scheda tecnica “Le lavorazioni agrarie, rotazione, consociazione, sovescio e pacciamatura”):

consociazione b

I fabbisogni idrici delle piante di vite variano a seconda di diversi fattori fra cui la tipologia di terreno (sabbioso o argilloso), carico di gemme lasciato durante la potatura (piante di vite allevate ad alberello consumano sicuramente meno acqua di quelle allevate a Guyot), etc.. La irrigazione diviene necessaria quando iniziano i mesi caldi in assenza di piogge.
La vite è particolarmente sensibile alla carenza idrica nelle fasi di:
• accrescimento dei tralci;
• prefioritura;
• accrescimento degli acini.
In queste fasi, occorre quindi non far mancare l’acqua. E’ fortemente sconsigliato irrigare dopo la fase di invaiatura degli acini (fase caratterizzata dal viraggio del colore dell’acino).
Una pratica che può essere adottata è l’inerbimento tra i filari di vite. Se si decide di eseguirlo, è necessario tenere conto dei seguenti fattori:
- Un vigneto inerbito consuma più acqua e nutrienti di uno non inerbito (l’inerbimento è quindi sconsigliato in sistemi asciutti): eccezione fanno gli inerbimenti costituiti con piante azoto-fissatrici che arricchiscono il terreno di azoto;
- Un vigneto inerbito possiede tendenzialmente una migliore struttura del terreno e un maggior contenuto di sostanza organica (grazie ai residui che si creano durante gli sfalci periodici);
- Un vigneto inerbito possiede una maggior portanza nei confronti delle macchine agricole, evitando quindi l’eccessiva compattazione del terreno dovuta al passaggio di macchine agricole;
- Un vigneto inerbito possiede una maggiore biodiversità: questo consente la presenza di insetti utili che possono contrastare gli insetti dannosi.

tabella

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