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La nutrizione delle piante

 

1. INTRODUZIONE
Per la crescita ottimale delle nostre piante è essenziale che esse adempiano ai loro processi biochimici e fisiologici così da avere uno sviluppo costante e veloce: per far ciò le piante devono avere a disposizione alcuni elementi essenziali. Questi, si possono suddividere in macroelementi e in microelementi:

I macroelementi sono: Azoto (N), fosforo (P), potassio (K), Calcio (Ca) e Magnesio (Mg);

I microelementi invece sono: Ferro (Fe), manganese (Mn), zinco (Zn), rame (Cu), boro (B), molibdeno (Mo), nichel (Ni), cloro (Cl).

Tutti questi elementi sono presenti nel complesso sistema biologico, chimico e fisico chiamato suolo. Ognuno di questi elementi compie dei cicli biogeochimici, che non descriveremo qui e che consistono in un determinato processo o meglio percorso che ogni elemento chimico effettua all’interno dell’ecosistema.
Ogni qualvolta che immettiamo una determinata coltura essa asporta tutti gli elementi sopra indicati necessari per i suoi processi e per la sua crescita.
Ogni elemento chimico (presente nel suolo) trasloca all’interno della pianta e qualora diviene carente nel suolo, sarà opportuno effettuare degli interventi correttivi operati dall’uomo al fine di ripristinare il livello corretto nel suolo. Naturalmente stiamo parlando dell’utilizzo della tecnica fertilizzazione e/o concimazione.

Le manifestazioni delle carenze sono specifiche, infatti, la nostra pianta mostrerà un tipico stato di sofferenza che sarà correlato ad una specifica carenza di un elemento. Viene qui di seguito indicata la foto di una foglia di vite in cui è in corso una carenza di azoto: in generale le foglie appaiono di colore verde pallido e ingialliscono precocemente (soprattutto quelle alla base delle piante).

carenza di ferro

Nel caso di carenze di fosforo talvolta i sintomi sono simili a quelli visti prima, anche se in alcuni casi appaiono nelle foglie delle macchie scure:

index

La fertilizzazione, vista alcune volte come una pratica innaturale, è da sempre stata pratica fondamentale per l’agricoltore. Anche in passato, quando ancora la “chimica” non aveva preso il sopravvento, l’agricoltore operava fertilizzando. Le tecniche erano diverse rispetto ad oggi e si cercava di rispettare dei cicli tale che permettessero di recuperare tutti gli elementi andati perduti: oggi chiamiamo questa pratica rotazione (vedi scheda intitolata “le lavorazioni agrarie”). A questo si aggiunge che si utilizzavano fertilizzanti organici quale ad esempio il letame. Giunti a questo punto è opportuno fare chiarezza per non creare confusione.
L’agricoltura del passato era talvolta estensiva, e le aziende erano quindi caratterizzate da grandi dimensioni. Con il progredire del tempo (per diverse ragioni) la disponibilità di suolo è andata sempre più diminuendo e naturalmente le rese e di conseguenza il profitto per un agricoltore diminuivano: ecco che entra in scena la chimica con una soluzione, i concimi inorganici, riuscendo a fornire maggiori rese in minori spazi. Stiamo parlando quindi della agricoltura intensiva. Sembrava la “manna dal cielo”, ma non fu così perché l’uso non razionale delle concimazioni e di tecniche agronomiche non ponderate hanno portato a disastri ambientali terribili come la deriva dei nitrati (fenomeno che determina l’inquinamento delle falde freatiche).
Arriviamo ad oggi, con una sempre maggiore specializzazione e tecniche agronomiche specifiche nonché con l’uso razionale della fertilizzazione si sta cercando di ottemperare agli errori del passato.

2. FERTILIZZAZIONE INTEGRATA
All’interno di una agricoltura specializzata i fattori che l’agricoltore dovrà tenere in considerazione per il calcolo di un piano di fertilizzazione sono diversi:
- la struttura e la tessitura di un suolo;
- caratteristiche chimiche del suolo;
- orografia;
- Il clima;
- asporti di elementi nutritivi da parte delle piante;
- scelte colturali (rotazione, epoca di semina, varietà, lavorazioni suolo, tipo di irrigazione, etc..).

Un agricoltore quindi, prende in considerazione per ogni ciclo colturale innumerevoli decisioni, dettate dall’andamento, talvolta giornaliero, di molti fattori e parametri. È da tenere in considerazione quindi che non esistono delle formule semplici per gestire correttamente la nutrizione vegetale in modo sostenibile.

Per chi dispone di un piccolo appezzamento (parliamo quindi di una attività hobbistica) basterà applicare dei piccoli accorgimenti descritti nelle altre schede, come la rotazione, il sovescio e l’uso della concimazione organica (utilizzo di letame maturo e compost). In riferimento al letame, va qui fatta una precisazione. Ci sono diversi tipi di letame (equino, bovino, suino e ovino): il suo apporto deve essere fatto con moderazione e una volta maturo per diversi motivi, tra cui l’impatto ambientale che il letame crea sulla salute delle nostre piante (il letame fresco brucia le radici).

3. COMPOST O LETAME?
Il nostro compito sarà mantenere la fertilità del suolo, apportando tutti quei nutrienti che vengono asportati dalla nostre coltivazioni: per farlo in maniera sostenibile dobbiamo iniziare da due componenti essenziali, il compost e il letame maturo. Le domande sorgono spontanee, quali dei scegliere? Come li reperiamo? Che ruolo ricoprono all’interno del sistema suolo?
Sulla scelta del letame o del compost le variabili sono tante, la prima fra tutte, se vivete in città o meno. In luoghi lontani da allevamenti (esempio in città) diventa difficoltoso reperire del letame: la produzione del compost invece può essere una valida scelta.
Chi però è nelle condizioni di utilizzare letame maturo può far uso di questa tecnica, infatti, la letamazione è una delle tecniche più antiche utilizzate dall’uomo in agricoltura: la materia prima utilizzata è letame prodotto da animali alimentati con un razione diversificata e di conseguenza ricca di elementi nutritivi e fibre. Il letame fresco raccolto deve essere posto a maturazione per molti mesi, in modo tale che spurghi i liquidi contenuti mantenendo quindi un livello di umidità costante e in modo tale da garantire la presenza di nutrienti. In tal modo si produce un’ottima base di partenza su cui lavorare per mantenere la fertilità del suolo: il letame migliorando la struttura del suolo e creando le condizioni ottimali per la vita di microrganismi (ricordiamo che il suolo è un sistema biologico e quindi vivo) può assicurare uno sviluppo armonioso per le piante.
Naturalmente come ogni pratica, se non effettua in maniera opportuna può causare problemi di inquinamento, ecco perché le conoscenze devono essere molte. Uno dei problemi in cui si può incorrere è l’eutrofizzazione delle acque di falda. In riferimento alla quantità di letame maturo da utilizzare, è consigliabile spargere circa 3 kg/mq. Per chi invece volesse utilizzare il compost rimandiamo alla scheda “il compost”, ed è evidente che produrre compost è molto più semplice in una gestione cittadina. I quantitativi da utilizzare si aggirano all’incirca sui 4 kg/mq.
Entrambi sono consigliati perché come detto migliorano la fertilità e la struttura di un suolo.

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